IN VIAGGIO
incontrare Parole e Colori

Renato Giaretta


Laureato in Medicina presso l'Università di Verona, nella sua vita attraversa esperienze diverse.

Professione medica, impegno umanitario, musica, pittura, scrittura... sempre con entusiasmo, passione, generosità e capacità di ascolto.

Nella sua musica e nei suoi quadri vibra il coraggio di contattare
in profondità le emozioni, siano esse gioiose e luminose,
o cariche di dubbi e sofferenza.
Emozioni che Renato riesce a trasformare sempre in esperienze potenti, tattili e vitali, attraverso suoni, parole, colori.

"Le Vie della Sofferenza e del Cuore" è il titolo significativo del libro che racchiude le sue opere e i suoi scritti più recenti, ispirato al suo lavoro di medico volontario in Ecuador e Tibet.

E' tra i fondatori di ROKPA Italia onlus e responsabile del progetto "Medici Italiani in Tibet".
Per l'Associazione è andato a Yushu (Tibet Orientale) dal 2006 al 2009, insieme a un gruppo di medici vicentini che fanno parte dell'Associazione "Medici vicentini per il Mondo onlus".


Renato Giaretta-Yushu Tibet
Renato a Yushu (Tibet), luglio 2007


"La materia ha già tutto in sé, così come la corteccia di un albero o la superficie del marmo sono racconti infiniti,
emozioni non raccontabili.
Quello che cerco di fare è di dare forma ha ciò che già esiste,
ma che non riusciamo a vedere.
Scavare le superfici è il primo passo per ricercare una verità
più profonda e dolorosa, che però diventa visione chiara, pace, silenzio.

Le emozioni ci dominano a volte
in modo violento tanto da odiarle.
Ma sono, nel bene e nel male, energia fortissima
e il colore riesce ad evocarle.

La pittura come la musica è emozione questo perché entrambe vanno nel profondo del nostro inconscio e arrivano velocemente oltre la logica, oltre la conoscenza razionale.

Il colore in sè è il mezzo più efficace, perché privo di riferimenti che in qualche modo condizionano la nostra mente o forse perché contenitore di ogni forma.
Ogni individuo riesce a cogliere con più facilità i diversi aspetti dell’esistenza; questa capacità è individuale, strettamente legata alla persona, una caratteristica che sembra arrivare da lontano nel tempo.

Per me è impossibile non vedere in ogni cosa l’impermanenza,
il continuo fluire delle cose.
Nulla è per sempre.

L’impermanenza è facile coglierla quando si manifesta in modo spettacolare: il cambio delle stagioni, i figli che crescono, la morte di un genitore, ma vi è un’impermanenza, “sottile” che non a tutti è evidente, uno stato dell’animo oltre che fisico.
C’è certamente qualche cosa di tragico e drammatico in tutto ciò ma nel contempo il fluire è la realtà e quindi dovrebbe essere per noi una condizione naturale.

Nel mio dipingere mi sforzo di trasmettere questo stato e quindi nella staticità del colore c’è movimento che va oltre il confine della tela.

I pigmenti, la granulosità delle superfici, la fragilità materica esprimono meglio il continuo cambiamento delle forme e della materia, la normale e per noi tragica condizione di transitorietà e precarietà.

Una condizione che sta dentro di noi e che noi viviamo drammaticamente (la scelta delle vernici in contrasto con le “polveri”), ma che in verità non ha nulla di tragico se riusciamo a guardare con occhi diversi".



mille occhi vi guardano

MILLE OCCHI VI GUARDANO

Ho finito una tela importante: un mantello viola, strappato, colpito: esce un rosso intenso ma immobile, coagulato.

Il ricordo degli amici lasciati in Tibet, mi riempie di tristezza, poi però tutto si tramuta in determinazione nel tornare.
Il risultato mi soddisfa, sento che la materia e i colori
mi hanno ascoltato ed ubbidito senza opporre resistenza.

Non c’è stata discussione.
Le polveri si sono adagiate là dove dovevano morire,
il vinile si è increspato, come pieghe di una tunica.
La vernice, sollevata la tela, è scesa sulla superficie polverosa, come una goccia su un panno viola.

Avrei continuato con mille altri piccoli squarci
come se da ogni buco potesse uscire un grido.

Aprile 2008
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attraversando l'amdo:sito

ATTRAVERSANDO L'AMDO

Narra la storia di un popolo in continuo movimento,
il popolo del Tibet.
Le due tracce sono i solchi di un carro...
la tela stessa è lavorata in modo da essere solcata.
Le tracce sono rosse,
il terreno è verde come l'erba del Tibet.
Qua e là i pigmenti con il vinile hanno creato
un movimento di figure
che non mi aspettavo di veder apparire.



Renato Giaretta